Posts tagged Expo Milano 2015

L’Expo che ci piace (9): reporter per voi da Milano – l’orto in verticale

enea-150710151403Una fattoria che si sviluppa in verticale, simbolo dell’agricoltura del futuro tendenzialmente a impatto zero sulle risorse. Tutto questo è la ‘Vertical Farm’ realizzata dall’ENEA, con il contributo di un pool di aziende specializzate del settore, all’interno del “Future Food District” di EXPO Milano 2015, di fronte al “Supermercato del Futuro” della Coop. In questa Vertical Farm saranno  coltivati basilico e lattughe in cubetti di torba pressata, tramite concimazione a flusso e riflusso a ciclo chiuso, con ricircolo continuo dell’acqua.vertical farm

 

 

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L’Expo che ci piace (8): reporter per voi da Milano – Il padiglione Zero

equilibrio pavilion zero

 

Il Padiglione Zero riproduce un pezzo della crosta terrestre, sollevata dal terreno e posta in una posizione di preminenza, utilizzando la schematizzazione delle curve di livello, il suolo terrestre, con montagne, colline e una grande valle centrale. Ispirato ai Colli Euganei che si trovano tra Padova e Vicenza, che sono il riferimento più diretto per un sistema costruttivo semplice ed efficace di struttura conica. E’ un dialogo con le persone che “entrano” letteralmente all’interno della Terra e possono guardarla, così, dall’interno.

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I visitatori seguono la narrazione dell’uomo e di quanto egli ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo e poi il percorso della memoria dell’umanità, attraverso simboli disegnati 40.000 anni fa, percorsi segreti e sotterranei del Padiglione Zero. Nelle grotte dell’isola di Sulawesi, in quelle di El Castillo, nei disegni sulla caccia e sulla pesca di Chauvet, Lascaux e di Altamira, e poi dai Camuni a nord di Brescia, a fiissare per la prima volta il desiderio dell’uomo di tramandare il senso della propria esistenza. Così nascono i pannelli all’interno del Padiglione, che raccontano l’evoluzione del rapporto dell’uomo con la Natura – dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione – e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea.

 

 

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XXXIV Giornata Mondiale dell’Alimentazione

logo bimbi g alim 2015La giornata mondiale dell’alimentazione, organizzata dalla FAO, si tiene tutti gli anni il 16 ottobre dal 1981. Il tema proposto in questo 2015 “Protezione sociale e agricoltura per spezzare il ciclo della povertà rurale”, ben si lega sia a quello scelto dall’ONU in occasione dell’EXPO 2015, “Sfida Fame Zero. Uniti per un mondo sostenibile”, sia a quello centrale di Expo Milano ovvero “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”.

Lo scopo della sua istituzione è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame e della malnutrizione nel mondo, ha come obiettivo principale incoraggiare le persone, a livello globale, ad agire contro questi problemi.

Quindi …? Concretamente …?      Noi del Boschetto nel fine settimana vi faremo una proposta CON-CRETA ovvero che implica l’uso di creta o  argilla (o simili…)

… nell’attesa  di ciò, per oggi vi coinvolgiamo nel considerare che cibo avete  nel piatto, ponete attenzione a quel che mangiate, a come mangiate e a cosa avanzate, e dove finiscono i vostri avanzi …  è già abbastanza così …    foto g alim 2015

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L’Expo che ci piace (7): reporter per voi da Milano – Il Cluster delle Spezie

 

cluster spezie

Svelti! Avete ancora soltanto poco più di 15 giorni per visitare Expo (se ancora non l’avete fatto…); se proprio non pensate di andarci, ecco allora ci siamo sempre noi. Per esempio …

questi sono flash dal cluster delle “spezie” … una meraviglia per colori, profumi e ambientazioni esotiche. I piccoli paesi, che non potevano permettersi un padiglione dedicato, approfittano di queste co-esposizioni, i CLUSTERS, appunto.
AFGANISTAN, BRUNEI, ISOLE MARSHALL, ISOLE SALOMONE, KIRIBATI, NAURU, NIUE, PAPUA-NUOVA GUINEA, SAMOA, TANZANIA, TONGA E VANUATU e i loro tesori: pepe, curcuma e vaniglia sono solo alcuni nomi delle piante aromatiche e aromatizzanti che spuntano dal padiglione. Da vedere  … da respirare …

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L’Expo che ci piace (6): reporter per voi da Milano – Le api di Oman e dell’Angola

api angola fotoPiccoli dettagli di piccole economie. Eppure  agli inizi degl’anni settanta l’Angola era uno dei principali esportatori mondiali di cera. Considerando che per produrre un kilogrammo di cera uno sciame consuma circa otto kilogrammi di miele si può dedurre che il potenziale apicolo dell’Angola sia veramente straordinario. Dopo la guerra civile che ha insanguinato il paese, la pratica dell’apicoltura era stata quasi completamente abbandonata. Da poco l’apicoltura sta riprendendo piede  con la duplice finalità di proteggere le foreste (evitando incendi e favorendo l’impollinazione delle piante) e creare un volano per lo sviluppo di un’economia locale sostenibile.

arnia angola

Il sistema tradizionale, ancora praticato nella regione di Rustag in Oman, prevede che le arnie siano ricavate da segmenti di circa un metro di fusto di palma da dattero. Questi sono chiusi alle estremità con sassi e malta lasciando un ingresso solo per le api. Risultato della tecnica omanita è quello di produrre favi a forma di “disco” che tradizio-nalmente sono consumati tal quali o sono oggetto di commercio con i vicini. Altra particolarità è la modalità in cui sono tenute le arnie, distese orizzontalmente esovrapposte come si fa con i tronchi. Per questo all’interno del padiglione il visitatore trova un “muro” di arnie al cui interno sono posizionati schermi che descrivono sia questa tecnica di allevamento tradizionale sia l’apicoltura moderna basata su arnie razionali. Da sempre l’Oman è il maggior produttore di miele della peni-sola arabica grazie alla ricchezza di wadi (strette gole scavate da torrenti nelle aree desertiche) che permettono la crescita di flora anche spontanea ideale per il pascolo delle api.

 

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L’Expo che ci piace (4): reporter per voi da Milano – Le rose essiccate del Marocco

P1060863Nella Valle di Dadès, anche nota come Valle delle Rose in Marocco, come al Boschetto delle Lepri: profumi di rose!!!!

Racchiude il villaggio di Kelaat M’Gouna (o El Kelaat) e si estende fino ai dintorni di Boumalne Dadès. Situata ai piedi dell’Alto Atlante, si raggiunge con un percorso tortuoso, partendo da Marrakech e superando la famosa Ouarzazate. In quest’area si coltivano le rose grazie all’irrigazione del fiume Asif M’Goun. Cresce qui, sin dagli anni ’30, la rosa di Damasco, che nelle settimane tra aprile e maggio viene raccolta all’alba, perché il sole ne diminuisce la resa olfattiva. I boccioli e i petali vengono fatti essiccare sui tetti di terra delle abitazioni inizialmente, e poi all’interno di locali appositi: una volta essiccate, le rose sono pronte per diventare pout-pourri.

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L’Expo che ci piace (3): reporter per voi da Milano – Le rose di Oman

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Nel Sultanato di Oman come al Boschetto delle Lepri: raccolta di rose!!!!

Situato a oltre 2.000 m sul livello del mare,  è un luogo unico in tutta la Penisola Arabica: qui, il fresco clima montano permette la coltivazione a terrazza di frutta e fiori lungo i fianchi delle montagne. Durante le due settimane della stagione della fioritura (marzo/aprile) l’aria a Jabal al Akhdar (la montagna verde) è ebbra del profumo delle rose, che tradizionalmente vengono utilizzate dagli abitanti dei villaggi per la distillazione domestica della famosa attar – l’acqua di rose omanita.  Centinaia di cespugli di rose in fiore che si susseguono fino alle gole della montagna.

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