Posts tagged Ambiente e Biodiversità

22 Maggio: Giornata mondiale della Biodiversità

Proclamata nel 2000 dall’Organizzazione Nazioni Unite per celebrare l’adozione della convenzione sulla diversità biologica (CBD, dall’inglese Convention on Biological Diversity), un trattato firmato a Nairoby il 22 maggio  1992 e adottato da 196 paesi.

La CBD dunque non ha alcuna lista di specie da proteggere o sito da gestire, ma  tre obiettivi primari:

a) conservare la diversità biologica

b) usare in maniera sostenibile le sue componenti

c) perseguire la giusta ed equa divisione dei benefici dell’utilizzo di queste risorse genetiche,  attraverso un giusto accesso alle risorse genetiche ed attraverso un appropriato trasferimento delle tecnologie necessarie.

Non  so se qui al Boschetto delle Lepri riusciamo a garantire tutto ciò …

sicuramente le nostre 1700 piante, la presenza di siepi frangivento ricettacolo di un’infinità di specie di insetti (che allo stesso tempo prosperano e si contrastano in una libera lotta integrata), di siepi di ramaglie che fanno da nido e da tana per uccelli e piccoli animali, la presenza di tre stagni abitati da pesci, rane, biscie ed insetti acquatici oltrechè da specie vegetali acquatiche, le scoline e il bosco spontaneo, fanno per noi la loro parte, qui nel territorio di Piacenza d’Adige.

E scusate se è poco …!

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M.A.D. – MondoAgricolturaDonna – 2) Vandana Shiva

VANDANA SHIVA IMM

“Vivere con meno è il nostro risarcimento” Vandana Shiva

Chi è Vandana Shiva? Nasce in India nel 1952 in un in una città dell’Uttar Pradesh, nelll’India del Nord-est. Il padre è una guardia forestale e la madre una maestra di scuola che diventerà contadina dopo la sanguinosa guerra di partizione tra India e Pakistan nel 1947/48. La casa dei genitori è frequentata da intellettuali e discepoli di Gandhi. Una delle  frasi del Mahatma si imprime a fondo in lei: “Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per le sue avidità”. La sua infanzia la trascorre tra le foreste del Rajahstan e la fattoria gestita dalla madre.Studia nel collegio cattolico di Dehra Dun e, dopo il diploma in fisica, in Canada all’università di Guelph, dove consegue la laurea in filosofia della scienza e, successivamente, il dottorato sui concetti filosofici della meccanica quantistica del Western Ontario. Vandana torna in India e lavora a Bangalore come ricercatrice in politiche agricole ed ambientali. Nel 1982 torna a Dehra Dun dove crea una propria Fondazione eco-scientifico-tecnologica, proprio contemporaneamente alla diffusione del movimento Chipko (donne contro le distruzioni delle foreste da cui traggono nutrimento). Nell’Uttar Pradesh sono evidenti, infatto, i danni provocati da fertilizzanti, varietà selezionate di semi, aumento delle coltivazioni a monocultura, degrado di suolo e di acqua, espropriazioni “facili” ai danni, soprattutto delle donne. Nel 1991 fonda  Navdanya (in hindi “nove semi”), il movimento che con altri sorti in tutto il mondo è presente al vertice di Rio de Janeiro nel 1992 dal quale nascono i primi accordi internazionali per la protezione della biodiversità e per la repressione della biopirateria. Quei “nove semi” rappresentano le nove coltivazioni da cui dipendono la sicurezza e l’autonomia alimentare dell’India. Il nome, dice Vandana Shiva, le è venuto in mente osservando un contadino che in un unico pezzo di terreno aveva piantato nove tipi di semi diversi. Oggi Navdanya conta circa 70 mila membri, donne per lo più, che praticano l’agricoltura organica in 16 stati del paese, una rete di 65 “banche dei semi” che conservano circa 6.000 varietà autoctone, e la Bija Vidyapeeth o Scuola del Seme che insegna a “vivere in modo sostenibile”.
Vince nel 1993, per il suo enorme impegno a favore delle popolazioni dell’India e le sue lotte per l’ambiente, il RIGHT LIVEHOOD AWARD ovvero il Premio al corretto sostentamento, creato nel 1980 allo scopo di affiancare al tradizionale Premio Nobel un riconoscimento agli sforzi compiuti da persone e gruppi, in particolare del Sud del mondo, per una società migliore e un’economia più giusta. Da quel momento la difesa dei semi autoctoni contro le multinazionali che cercano di rivendicare come loro “proprietà intellettuale” varietà agricole selezionate nei secoli da comunità locali, diventa il maggior impegno di Vandana Shiva. Attualmente è consulente per le politiche agricole di numerosi governi, in Asia e in Europa (anche della regione Toscana). Le sue battaglie più famose sono sono state contro le multinazionali che avevano ottenuto i brevetti del neem, del riso Basmati e del frumento Hap Nal. Questi ultimi due sono anche prodotti d’esportazione e paradossalmente, se i brevetti non fossero stati revocati, gli agricoltori indiani avrebbero dovuto pagare royalties alle società americane RiceTec e Monsanto, su ogni partita venduta all’estero. Attualmente è vicepresidente di Slow Food e collabora con la rivista di Legambiente, oltre ad aver scritto numerosi saggi. Le resta da vincere la lotta contro gli Ogm e più in generale contro le monoculture e i loro oligopoli:

SEC IMM VANDANA SHIVA     «Oggi siamo testimoni di una concentrazione senza precedenti del controllo del sistema agroalimentare internazionale in cui convergono essenzialmente tre aspetti: il controllo dei semi, il controllo dell’industria chimica, il controllo delle innovazioni biotecnologiche attraverso il sistema dei brevetti. Il diritto al cibo, la libertà di disporre del cibo è una libertà per la quale la gente dovrà lottare come ha lottato per il diritto al voto. Solo che non vivi o muori sulla base del diritto al voto, ma vivi o muori sulla base del rifiuto del diritto di disporre di cibo». nel settembre 2011 l’India ha denunciato la Monsanto per bioterrorismo

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E’ tornata la rana rossa!

P1030391    La Rana Temporaria Linnaeus 1758 è stata avvistata qui da noi al Boschetto delle Lepri sabato scorso. Il nome Temporaria le viene dalla macchia tipica nella zona, appunto, temporale. Un’altra sua caratteristica è la V rovesciata che ha disegnata sulla schiena. I fianchi sono macchiettati e le parti inferiori hanno un aspetto marmorizzato e picchiettato. Sono di taglia grande: i maschi raggiungono i 7/8 cm e le femmine anche i 12 cm. La nostra ranetta Rosi (così l’abbiamo chiamata per il suo colore) era semiaddormentata sotto uno strato di paglia e terriccio fra il bosco e lo stagno. Infatti le rane rosse si dirigono numerose verso il luogo di riproduzione già durante l’autunno, tra agosto e novembre. Parte degli animali trascorre l’inverno direttamente nell’acqua, in ambienti ricchi di ossigeno, ad esempio in un ruscello oppure in uno stagno. Altri svernano invece nel suolo boschivo e si avviano verso il luogo di riproduzione quando il ghiaccio inizia a fondere. 

E’ un grosso successo per noi, che cerchiamo di ricomporre il delicato mosaico della biodiversità in questa zona della Bassa Padovana,  giorno dopo giorno con ogni cura e attenzione.


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M.A.D. – MondoAgricolturaDonna – 1) Tawakkul Karman

Karman 2013

30 settembre 2011, si riunisce il comitato per l’assegnazione dei Nobel 2011 per la Pace. 241 le candidature tra le quali 53 associazioni: si parla dei blogger della primavera araba, di Julian Assange (scandalo Wikileaks), di Daniel Baremboim, di Helmut Kohl e invece … il 7 ottobre tre nomi,  due donne africane ed una mediorientale. La motivazione sarà “For their non-violent struggle for the safety of women and  for women’s rights to full participation in peace-building work”  ovvero “per il la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace”.

Cominciamo a conoscere la più giovane e meno famosa delle tre vincitrici,  Tawakkul Karman di nazionalità Yemenita.

‘‘Guardate all’Egitto, vinceremo’‘. Con questo slogan  ha guidato la rivolta nel suo paese, con un giorno di collera il 3 febbraio 2011, ispirandosi alla primavera arabe di piazza Tahrir al Cairo e prima ancora di Avenue Bourghiba a Tunisi.  Aveva appena 32 anni, tanti quanti il potere del presidente yemenita Ali Abdallah Saleh. Tawakkul ha tre figli ed anche molto coraggio: è divenuta la leader della protesta al femminile al regime, nel 2004 si tolse il niqab (velo semi-integrale) alla Conferenza sui diritti umani e da allora ha sempre esortato le altre donne e le attiviste a levarselo.  Giornalista e fondatrice dell’associazione “Giornaliste senza catene” è militante nel partito Al Islah, primo gruppo di opposizione. Nel gennaio precedente alla proclamazione del Nobel è stata arrestata dalle autorità, costrette poi al suo rilascio dalla  protesta di migliaia di persone che manifestavano in strada in suo sostegno. “E’ un premio per me – dichiarava a caldo la Karman – ma soprattutto per le donne dello Yemen. E’ la prova della vittoria della rivoluzione pacifica yemenita: è riuscita a guadagnare l’ammirazione e il rispetto della comunità internazionale”. Il tutto in una nazione dove le donne non votano, nè guidano, nè possono dormire sole in un albergo.

La storia dello Yemen (radice semitica che indica la mano destra oppure il sud) si identifica anzitutto con la storia dei Sabei. Di fatto l’agricoltura irrigata e la cultura urbana dei Sabei (la mitica Saba) ebbero il loro inizio qui. Dato che l’acqua non era disponibile in quantità sufficiente durante tutto l’arco dell’anno, era necessario aiutarsi con vari sistemi di dighe e di chiuse, per raccogliere e conservare quella piovana durante la stagione delle piogge. Furono tali sistemi di irrigazione a far fiorire questa terra ed i suoi popoli. Lo Yemen agricolo di oggigiorno ospita 6 progetti di sviluppo agricolo con i  finanziamenti dell’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) che, dal 2010, sono stati concentrati sulla creazione di opportunità economiche e occupazionali per le popolazioni rurali, mirando alla partecipazione diretta delle comunità coinvolte e, soprattutto, a garantire maggior potere decisionale alle donne, promuovendo la reale parità tra i sessi.

 

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M.A.D.- MondoAgricolturaDonna

 nobel_pace 2011 Vandana Shiva suseelamma

Un nuovo appuntamento per voi che seguite il blog del Boschetto delle Lepri. Le storie, tante storie di donne che ogni giorno si battono contro  lo strapotere sovrannazionale e con quel tipo di globalizzazione che non migliora il nostro mondo né, tantomeno, la qualità di vita dei suoi abitanti.

Parleremo di Sirleaf, Gbowee e Karman (le tre vincitrici del Nobel per la Pace del 2011), di Vandana Shiva (e delle sue battaglie contro OGM e semi arricchiti come il Golden Rice), di Suseelamma (Action Aid con lo slogan “Dite terra e le donne si uniranno”) e di tante altre coraggiose che amano la loro terra oltre ad amare la nostra Terra.

M.A.D., a presto per voi.

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World Habitat Day 2013 – Giornata mondiale dell’Habitat

logo 7 10 2013

Qui al

Lepre-Boschetto delle Lepri- le falde acquifere, il vecchio fontanazzo, le scoline, lo stagno e i tanti piccoli ambienti umidi agevolano e stimolano la presenza contemporanea di varie specie che, diversamente, non troverebbero l’ambiente, l’habitat necessario ad una buona vita, ad un ottimale sviluppo dei diversi organismi.

Ogni primo lunedì di ottobre l’ONU ha stabilito la celebrazione della giornata mondiale dell’Habitat per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importantissimo tema. Importante perché? Perché la distruzione dell’habitat è una possibilità che potrebbe far ridurre o addirittura sopprimere la popolazione di una o più specie, anche se occorre dire che altre specie potrebbero trarre vantaggio da tale eventualità, o questa soppressione favorire la creazione di  nuove specie.

Si, ma cos’è l’habitat? E’ un termine latino che significa egli abita e che sta ad indicare il luogo le cui caratteristiche fisiche o abiotiche (non viventi) permettono ad una o più specie di vivere e svilupparsi. In pratica è l’ambiente che circonda una popolazione di una determinata specie. Bisogna precisare che il termine habitat (a volte impropriamente usato) in ecologia indica soltanto il luogo fisico, mentre quello nicchia ecologica indica il ruolo della specie all’interno dell’ecosistema.  E cos’è l’ecosistema? Un’area di limitate dimensioni (come uno stagno, una zona golenale o una valle) – dove vivono organismi vegetali ed animali di una stessa specie (biotopo) o specie diverse (più biotopi danno vita ad  una biocenosi).

Infatti in alcuni biotopi si ritrova un insieme di caratteristiche specifiche e particolari, non facilmente riproducibili altrove. E questo può essere importante perché alcune specie autoctone possono vivere solo con determinate caratteristiche fisiche e abiotiche (terreno o substrato, temperatura, umidità luce), diversamente si estinguono.

Il percorso “Acque preziose” che proponiamo nella giornata aperta del 13 ottobre, è un valido strumento di conoscenza e consapevolezza perché riguarda un tema talmente importante per il quale nessuno, grande o piccolo, rappresentante di istituzioni o enti oppure privato cittadino, può permettersi di mostrare indifferenza.

http://www.arpa.veneto.it/educazione_sostenibilita/htm/retedamb_area.asp?id=24

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Pepe la Lepre e il suo amico di penna e di piume

Ebbene si, amici, vi sarete chiesti dov’eravamo finiti noi e la nostra mascotte Pepe. Il leprottino del Boschetto voleva assolutamente prendersi alcuni giorni di riposo e, lasciate carote – per Pepe – e pomodori da sugo e fagiolini – per noi – (ma quanti pomodori e quanti fagiolini sono nati quest’anno…esattamente il contrario di peperoni e fagioli…e chi li ha visti…!), lo abbiamo accompagnato da Giordano Gabbiano. Nell’oasi  in riva al mare si sono divertiti un mondo. Pepe non si ritiene fotogenico, ma il suo amico è un gabbiano estroverso e questi sono alcuni dei suoi scatti …

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Oggi è la giornata mondiale dell’ambiente: think.eat.save!

think eat save

il WORLD ENVIRONMENT DAY 2013 ha come slogan “pensa prima di mangiare e contribuisci a salvare la natura”.

Indetta per la prima volta  nel 1972 (nel corso di un’Assemblea generale dell’ONU) per ricordare la conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano, si prefigge di sensibilizzare le persone affinchè diventino protagoniste del cambiamento e promotrici attive di uno sviluppo equo e sostenibile, anche  attivando azioni concrete a salvaguardia proprio dell’ambiente.

Dicevamo  che il tema di quest’anno è la  lotta allo spreco e alla perdita di cibo,  incoraggiando la riduzione del  consumismo  alimentare e stimolando ciascuno di noi nel suo piccolo ad una gestione più oculata del cibo a livello domestico.

La FAO  ricorda che ogni anno 1,3 i miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate e, contemporaneamente, nel resto del mondo 1 persona su 7 soffre la fame, di queste 20.000 bambini sotto i 5 anni muoiono per cause legate alla malnutrizione.

La responsabilità, ancora una volta, non è di qualcun altro ma è nostra: è la mia. Non devo percepire le mie scelte alimentari, la gestione della spesa quotidiana o l’avvicendamento delle scorte in frigo od in dispensa come marginali ed insignificanti. Le mie scelte contribuiscono a migliorare o peggiorare questa Terra, sono quindi importanti. Quando acquisto un prodotto alimentare, quando lo consumo, quando lo butto perchè scaduto ne sono responsabile. Ed esserne cosciente   contribuisce  a migliorare questo mondo: il mondo di oggi, il mondo di domani e quello di dopodomani.

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